Leggende su Viggianello

Vidi Anello
La leggenda vuole che un giorno una regina barbara scese con la sua chinèa a dissetarsi alle sorgenti del fiume Mercure. Mentre si chinava per bere, l’anello nuziale le cadde dall’anulare nell’acqua. La regina pianse per l’anello perduto, che la legava in voto al suo morto amore. Cercò disperatamente di ritrovarlo, senza però riuscirvi. Un suo fedele servitore, vedendo la regina piangente, le promise che a costo di farsi mordere le mani dalle aspidi acquatiche avrebbe ritrovato l’anello. La regina tornò al castello. Il Fedele servitore continuò a cercare per tutta la notte. La regina piangeva e si disperava per dover tornare sulla tomba del suo amore senza anello al dito. Ma quando la luna rischiarò il fiume, il servitore gridò: “Vidi anello regina!”. Tuffò la mano, colse la gemma e la riportò alla sua padrona. La regina così, con la sua chinèa, corse sulla tomba del suo amato. Da questo mito fluviale sarebbe nato Vidianello. Poi Viggianello. La regina barbara vi venne a morire, e fu sepolta nel letto del fiume, insieme con la sua bianca chinèa.

La Vergine Ardenza
Si narra che una Vergine di nome Ardenza, che aveva fatto voto di castità, fuggita dal castello paterno, si rifugiò nei boschi per sfuggire alle nozze imposte dal padre con il principe vicino. Ovunque Ardenza posava il piede nasceva un giglio di fiamma o un giglio di neve. La Vergine era bellissima che pareva nata dal sole e dall’acqua chiara. Si dice che le api ogni giorno le offrissero un favo di miele dolce e delicato. Era il suo cibo. Pregava e cantava. Parlava con gli usignoli, coi fiori e con gli angeli, che la svegliavano al mattino e l’addormentavano la sera. Al castello e al paese tutti la credevano morta e la piansero. Un giorno però il principe della Terra vicina organizzo una battuta di caccia. Ardenza, impaurita per l’abbaiare dei cani e dal nitrire dei cavalli, dal rumore delle scure, che i partecipanti utilizzavano per abbattere qualche arbusto che ostacolava la caccia, si impaurì e si nascose in una macchia di mirto. Tutti i cavalli passarono. Solo un cane, il più diletto al principe, del quale si era impossessato il diavolo, si fermo davanti alla macchia e abbaiò. Il principe pensò di trovarvi un covo di lepri, invece, con sorpresa trovò Ardenza. La volle togliere al Signore. La portò al castello col suo cavallo e le disse che sarebbe diventata, finalmente, la sua sposa. Organizzò una gran festa di nozze. Il principe invitò Ardenza a scegliere tra lui o la morte. La Vergine scelse la morte. A questa risposta il principe ordinò ad alcuni suoi fabbri di costruire una gran veste di bronzo, nella quale fece rinchiudere Ardenza. Per tre ore la Vergine cantò: prima gioia, poi pianto, poi agonia, sotto la cappa pesante. E morì. Passarono mille anni. Quando fu costruito Viggianello mancava il bronzo per le campane. Frugando nei sotterranei di un castello spiritato, fu trovata la strana veste di bronzo, nella quale aveva agonizzato la più bella mante di Dio. Con quel bronzo fusero le campane, le quali, la prima volta che suonarono, cantarono la gioia, il pianto e l’agonia di Ardenza. La voce della Vergine si era impressa nel metallo, e vi era rimasta divenendo anima. Ancora oggi, quando cade l’anniversario della morte di Ardenza, le campane, senza nessuno che le suoni, come mosse dal fiato degli angeli, cantano e piangono e agonizzano con la voce della Vergine di Dio. Nessuno, però, le sente se non è puro come Ardenza.